venerdì 13 gennaio 2012

Il cacciatore di penne

 Cari  psicolettori, la tastiera  mi guarda,non ho niente da dire, e lo sto dicendo.
Non ho più niente da scrivere,il chè non significa che non mi stia succedendo niente, solo  che  non  riesco  a
metterlo  nero  su  bianco
 meglio tacere ?nooooooooooo
Forse  si  tratta  solo  di uno  stato  confusionale  transitorio
(voglio veramente quello che penso di volere? è questa la strada migliore per arrivarci? ho eventuali vie di fuga?) Bhaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Stasera  devo , voglio,  scrivere  ed  allora  vi  racconterò della  mia  esperienza  di  cacciatore  di  penne.
rubo penne di  ogni  razza  colore  o  foggia, ma  tutte  di  valore  irrisorio, non  faccio distinzioni,di plastica o con la punta metallica, con  il pulsantino o senza,  ne  ho molte con  una scritta su un lato che  pubblicizza   un elettrauto o  una ditta di lavori vari.
Ne ho talmente tante che Dante potrebbe scriverci dieci volte La divina commedia.
 Mi piacciono  ma  le uso poco, di tanto in tanto le provo, vedo se funzionano ancora.  Perchè dopo un po’di tempo, l’inchiostro che hanno dentro, la loro anima, si secca, come d' altronde capita  a molte persone, solo che non se ne  accorgono neanche.
Le infilo in tasca, in  un  attimo, sono  diventato  molto  scaltro
Ogni tanto organizzo battute di caccia per le  scrivanie  dell' azienda che  si  avvale  della mia preziosa  è caritatevole opera
Guardare le facce dei  miei  colleghi quando non trovano piú la loro penna mi  piace.
Mi piace fissare i loro occhi sbalorditi,mentre controllano se sia caduta in terra,  mentre si frugano,e si chiedono dove cavolo l’abbiano messa, oppure  solamente immaginare    due  secondi  dopo  che  ho  richiuso  la  porta  dietro le mie  spalle
 La penna  questo  semplice  strumento   è stato  capace d’imprese grandiose , tipo.. compilare schedine vincenti o assegni scoperti , di azioni mediocri come scrivere liste della spesa e biglietti d’auguri ma  anche  di crimini orribili , con  essa  infatti  sono  state scritte migliaia di condanne a morte e\o  lettere d’amore, ò lettere   di  addio
PICCOLA  DELUCIDAZIONE  DELL'  PENSIERO HIDALGHIANO
Qualcuno  si  chiederà (con  l' accento) perchè  mai  associo    condanne  a morte   e lettere d' amore
Certi amori  possono  essere  molto simili a una tortura ,quei gemiti, quei gridi, quei rantoli ,quei sospiri  che  mai  si  dimenticheranno forse   altro non  sono chè il  preludio  di  tragedie, intese  come  sofferenze 
Inoltre molte  lettere d'  amore  , quelle  più  intense   credo  siano  state  scritte  in punto  di  morte.
 CHIUSA  DELUCIDAZIONE
La penna  è  un  arma  potente  anche  se  ormai  in disuso, cmq  piena  di  fascino con il suo dolce  fluire  lascia  la  vera  anima   su  questa  terra  come  un  foglio  di  carta.
 Niente  a  che  vedere  con  il  freddo  ticchettio    della  moderna  tastiera  elettronica
 spero  che  ora   capirete  perchè rubo  penne 

Nessun commento:

Posta un commento